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Nei luoghi delle fiabe

 

Sarmede, la Foresta del Cansiglio e le Colline del Prosecco

È il territorio delle fiabe ma anche dei grandi vini e forse il connubio non è del tutto privo di relazione.

Potrebbe non essere un caso se Stepan Zavrel, illustratore esule dalla Primavera di Praga, sia approdato proprio fra queste colline, calamitandovi poi amici e colleghi da mezzo mondo decidendo infine di dare vita, quasi per divertimento, a quella Mostra Internazionale d'Illustrazione per l'Infanzia che oggi è la più importante del Vecchio Continente.


 Se si pensa che Sarmede, il paese che accolse Zavrel e che da 26 anni ospita la Mostra, è un borgo di poche centinaia di abitanti, non può non stupire che l'esposizione che qui è nata e vive sia arrivata al Beaubourg o al Reina Sofia, così come in molte altre città europee coinvolgendo, ogni anno, almeno 200 mila visitatori lungo le sue tappe. Se si tiene conto che, contemporaneamente, le mostre "made in Sarmede" in  tournée  per il mondo sono almeno tre, si capisce il perché il nome di questa contrada sia più noto di quello di città e località di ben altre dimensioni.

Ogni autunno (la mostra inizia tradizionalmente a fine ottobre e si sospinge sino a metà dicembre) si assiste ad un pellegrinaggio continuo che porta quassù migliaia di bambini e famiglie alla ricerca di un territorio dove la fantasia si esprima ancora con colore su carta, con storie antiche o moderne, dove le immagini trasmettono sensazioni ed informazioni anche a chi leggere ancora non sa.

D'estate queste colline si popolano di giovani che arrivano da paesi anche agli antipodi de mondo per seguire corsi di illustrazione tenuti dai grandi illustratori. La primavera vede gli stessi maestri impegnati a popolare di storie fantastiche i muri delle case che si affacciano sulle strade che collegano collina a collina arricchendo così gli "Itinerari di Fiaba" riconosciuti come peculiari dall'Unione Europea. D'inverno, accanto ai larin, si tramano vecchi e nuovi racconti, creando l'ambiente naturale per il fiorire della fantasia.

Tutto intorno paesi che hanno radici lontane, immersi nei vigneti che pettinano le colline e, più su, castagni e, ancora più, in alto le celebri, imponenti faggete del Gran Bosco del Cansiglio, la  protettissima "foresta da remi" della Serenissima. Era quassù che Venezia saliva a rifornire di legni il suo Arsenale.

Un nome nuovo, Vittorio Veneto, coniato all'indomani della Grande Guerra, per dare un volto unitario e simbolico a due città antiche, Ceneda e Serravalle dall'inconfondibile impronta veneziana. L'eleganza dei palazzi, dalle facciate spesso affrescate, le logge, le chiese straripanti di capolavori, i castelli, danno la misura dell'importanza di queste città a controllo della principale via di comunicazione tra Serenissima e Alemagna.

Con altre merci, lungo di essa passava anche il commercio dei vini che qui si chiamano Prosecco, Cartizze, noti in tutto il mondo, ma anche il Torchiato e altri vini dai nomi e sapori antichi e rari.

Dove i vigneti lasciano il posto ad altre colture, comincia l'area del castagno (ricercatissimi i marroni di Combai cui viene dedicata una grande festa popolare) e dei boschi che culminano nella Foresta del Cansiglio. Luogo imponente e magico, popolati da cervi che, quando giunge la stagione degli amori, richiamano quassù persone da mezzo mondo ad assistere al primordiale rito che precede l'accoppiamento, con gli individui maschi che, per giorni e notti,  riempiono boschi e valli dei loro baritonali e strazianti richiami d'amore.

È anche lo scenario davvero ideale per storie di spiriti non sempre benevoli, nonostante la bellezza dello scenario dal verde incontaminato. Ancora una volta non del tutto a caso. Qui la foresta è improvvisamente interrotta da buchi profondissimi, i "bus" de la Luna, della Genziana (dichiarato Riserva speleologica). Quassù talvolta nelle doline si formano dei ristagni d'acqua, le "lame". Le voragini carsiche che scendono nel ventre della montagna e che, in periodi anche non molto lontani, hanno inghiottito uomini e storie.

Qui si assiste ad un fenomeno particolare, quello dell'inversione termica, per cui la temperatura aumenta con l'aumentare della quota. E così accade che nel fondo del grande catino abbiamo i pascoli, più in alto i boschi di conifere e sopra le latifoglie. Tutte le radure presentano questa conformazione.

Sono certamente i boschi l'attrattiva principale dell'altipiano. La grande foresta è costituita sopratutto da faggete pure, o miste ad abeti bianchi, più sporadici gli abeti rossi, i larici, le betulle. Rododendri, mirtilli, caprifogli, sorbi, sambuchi sono alcune tra le specie che costituiscono il sottobosco. Particolare è la vegetazione presente intorno alle "lame": eriofori, sfagni, viole palustri, la carnivora Drosera rotundifolia. E poi nei prati, un campionario di flora alpina: genziane, soldanelle, primule, campanule, stelle alpine. E non mancano nemmeno le rarità: crescono qui specie diffuse principalmente nell'Europa orientale come Cardamine trifolia e Doronicum orientale. Notevole anche la fauna. L'isolamento del Cansiglio, un tipico "massiccio di rifugio" per le specie durante le glaciazioni, ha dato luogo a parecchi adattamenti evolutivi, sopratutto nella fauna ipogea: sono quattordici le specie e sottospecie endemiche (cioè esclusive) dell'altopiano. Simbolo di queste terre è il Gallo cedrone, ma tra gli alberi secolari del "gran bosco" vivono uccelli rari come il picchio verde e nero e le civette nane e nidificano vari rapaci tra cui nibbi bruni, astori, gufi reali. Il tutto immerso in 5920 ettari:  la Foresta del Cansiglio è ancora oggi, per estensione, la seconda foresta italiana.  

Un esteso concentrato di emozioni dunque. Che ha il suo culmine nelle Grotte del Caglierion, percorso d'acqua che sezione la montagna, scenario egualmente ideale per girarvi un film dell'orrore così come per una rivisitazione del Paradiso Terrestre.


 
 

Treviso, 14/05/2009

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